lunedì 20 giugno 2011
La terapeuticità del vaffa
Seppur Signorina (adesso Signora) di buona famiglia borghese, non ho mai fatto mancare al mio linguaggio, ove richiesto, qualche termine colorito, con sommo dispiacere di mamma e papà, che forse non avrebbero proprio tanto desiderato una figlia femminile fuori e camionista dentro.
Piccolo prologo per introdurre quella che io chiamo la "terapeuticità del vaffa". Purtroppo, o per fortuna, siamo stati abituati a non dire sempre quello che pensiamo, a non pensare sempre quello che vorremmo dire e tutto grazie a quella bella trovata che chiamiamo buon senso. Questo ci permette di andare tutti d'accordo, di volere bene e di non fare del male agli altri. Ahimè, così facendo, a volte facciamo del male a noi stessi, perché assorbiamo ed espandiamo, fino a sgretolare come le spugne naturali del Mar dei Caraibi della Chicco.
Qualche giorno fà, ho avuto un'accesa discussione con la mia maleducata collega "Bradipo", che ha poi anche coinvolto il capo con successivo malessere comune. Dopo qualche ora dall'incidente diplomatico, Bradipo si avvicina a me e con faccia contrita comincia a dire: "Ah, Deh...", la interrompo e le dico con aria stanca e afflitta: "Posso dirti una cosa di cuore?" e lei "Si..." ed io "MA VEDI DI ANDARTENE AFFANCULO!"
Signori, signore, signorini e signorine, lo consiglio a tutti. Ogni tanto ditelo, è stato bellissimo, terapeutico. Ho sentito il retorico peso sullo stomaco andare via fisicamente. Il buon senso vi guidi lungo la strada, ma in caso di stanchezza riposatevi con un vaffanculo!
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